Robert Glasper, le code, l’ufficio postale

Stamane dovevo ritirare una raccomandata all’ufficio postale.
Ero stato avvisato di questa raccomandata da una simpatica cartolina di avviso di giacenza, dentro la casella della posta, lo scorso venerdì.

Ecco come è andata.
Esco di casa alle 7.30, bello coperto con sciarpa, calzini pesanti, cappellino peruviano che copre le orecchie. Prendo la macchina e arrivo in piazza; ancora nessuno in coda davanti all’ufficio postale, così decido di andare a fare colazione a quella nuova pasticceria, lì in piazza.

Finisco la mia colazione – ottima, per altro – e arrivo alle 7.59 davanti alla porta dell’ufficio postale. Ho una persona davanti, mi metto in coda, diligentemente.
Ed ecco arrivare in sequenza: macchine che parcheggiano a fianco dello scivolo per i disabili, gente tutta imbacuccata che si inframette, tra la porta e noi due in fila, in maniera assolutamente casuale.
Io ho nelle orecchie Robert Glasper Experiment che con il suo jazz mi allontana dal fango di questa pochezza umana, per fortuna.
Come se non bastasse, il mio sguardo apparentemente assente ringalluzzisce l’umarello saltacode bastardo che pensa: “‘sto giovane¹ con le cuffiette non si accorge di un cazzo e io gli passo avanti”.

Intanto, fra queste miserie, arrivano le 8.20, orario di prevista apertura dell’ufficio postale, dal quale, in tutto questo frangente, non arriva nessun movimento, nessuna luce accesa, nessun segno di vita.

Ed ecco che l’umarello saltacode, più vispo che mai, scorge, attaccato alla porta a vetri, un foglio A4 scritto in corpo 14 – ma bold, eh – nel quale si legge:”Il giorno 9 dicembre 2014, dalle ore 8.20 alle 11.30, i servizi non saranno garantiti, a causa di assemblea sindacale.”

La gente sparpagliata borbotta qualche cosa, ma di non troppo vibrante o indignato e scema in ordine sparso, verso le macchine (ché oggi c’è un gran vento freddo, non dimentichiamolo). Io, sempre con Robert nelle orecchie, arrivo davanti alla porta dell’ufficio postale, leggo il foglio A4 scritto in corpo 14 – ma bold, eh – accenno un sorriso e ritorno verso la macchina, verso il lavoro.

¹ Ho quarantasei fottuti anni, quarantasei, ma avere le cuffiette dentro alle orecchie mi inserisce di diritto nel novero dei giovani