Copione gia scritto

Era la primavera del 1981. Tornavo a casa da scuola — facevo la seconda media — e lungo via Contarini, al Lido di Venezia, sentii della musica uscire da un seminterrato. Mi affacciai alla finestra e vidi un ragazzo davanti a un microfono, un mixer e due giradischi. Parlava cadenzato sopra la musica, e scandiva i titoli dei dischi con una pronuncia anglofona improbabile.

«E questi sono i CHANGIAAAAH, con PARADAISE, Mauro Malavasi e Jacques Fred Petrus!»

Quella radio durò solo pochi mesi. Era un progetto come tanti di allora, artigianale, tenuto in piedi soltanto dall’entusiasmo dell’epoca. Ma quelle sonorità, quell’iconografia, mi erano ormai entrate dentro. La voglia di vivere in quel mondo musicale — da conoscitore, da selezionatore di musica per la radio — mi crebbe addosso anno dopo anno, fino a portarmi davvero dentro una radio vera, a vent’anni.

Poi arrivarono le contingenze del «trovati un lavoro vero», e non riuscii a farne la mia vita, come invece capitò ad altri, con alterne fortune. Ma il fuoco acceso in quella primavera non si spense mai, per tutti gli anni a venire.

La scorsa settimana sono stato in visita ai Fonoprint Studios di Bologna. La grande Paola Cevenini ha tenuto banco per più di un’ora, raccontandoci l’epoca d’oro degli studi: l’epoca di Dalla, di Morandi, di Zucchero. E, indovinate di chi? Di Mauro Malavasi e dei suoi Change. Della musica incisa lì dentro e poi portata a New York, al Power Station, per le voci dei turnisti.

Tutto questo mi ha convinto, una volta di più, di una cosa: il carattere, l’impronta che si definisce negli anni dell’adolescenza, restano per sempre. Tutto nasce lì. Il vissuto poi si impila, diventa esperienza. Ma l’attitudine, l’inclinazione, partono tutte da quell’età tormentata ma meravigliosa.

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