7 gennaio 2013

Cyanogenmod 10.1 su nexus 7 con Linux

Scrivo questa guida passo passo per installare cyanogenmod 10.1 su Nexus 7, come promemoria, spero omnicomprensivo, dal momento che su internet non ho trovato una spiegazione chiara ed esaustiva, almeno in lingua italiana.

La guida presuppone che venga usato linux come sistema operativo per procedere allo sblocco del bootloader e android-sdk come unico tool necessario.

A bomba sui

Requisiti preliminari

Procuriamoci il pacchetto android Sdk. Con archlinux dovremo prelevare i seguenti pacchetti AUR: android-sdk e android-sdk-platform-tools. Per le distribuzioni debian-centriche, nello specifico Ubuntu, il pacchetto è disponibile tramite PPA W8 . Per altre distribuzioni basate su rpm è sufficiente consultare le guide di vostra appartenenza. Qui, ad esempio, c’è una pagina wiki che spiega come installare l’android development kit su Fedora.

Lo scopo sostanziale dell’installazione di android-sdk è di avere due strumenti da console: adb e fastboot, che ci consentiranno di procedere all’unlock ed al trasferimento delle immagini di cyanogenmod all’interno del nostro nexus 7.

Ora procediamo all’operazione, passo passo.

Passo 1:

(nexus7)
Assicuriamoci di avere l’ultima versione di Android 4.2.1 stock installata tramite aggiornamento OTA di Google.

Passo 2:

(nexus7)
Abilitiamo il debug usb in Nexus 7. Per farlo, scegliamo: impostazioni->informazioni sul tablet e facciamo tap per 7 volte su Numero Build. Ottenuti i permessi di sviluppatore, scegliamo opzioni sviluppatore e selezioniamo debug USB.

Passo 3:

(computer Linux)
Assicuriamoci che fastboot e adb siano stati installati correttamente e che il PATH sia stato esportato, tramite i comandi adb e fastboot, che, lanciati senza argomenti, dovranno restituirci il solito prontuario di help dei parametri disponibili.

Passo 4:

(computer Linux)
Scarichiamo l’immagine della recovery di Clockworkmod

Passo 5:

(computer Linux)
Scarichiamo i pacchetti necessari per Cyanogenmod 10.1 per Nexus 7 wifi (grouper) e le Google Apps per Jelly Bean

Passo 6:

(computer linux)
Colleghiamo via usb il nostro computer al nexus7 e verifichiamo che venga riconosciuto da adb, tramite il seguente comando:

sudo su
[[email protected] ~]# adb devices
List of devices attached 
015d24bc5d641414	device

Se otteniamo, come qui sopra, il seriale del dispositivo, siamo pronti per procedere.

Passo 7:

(computer linux)
Trasferiamo le immagini precedentemente scaricate nel Nexus7. Possiamo farlo o via mtd o tramite console con

adb push cm-10.1-20130105-NIGHTLY-grouper.zip /sdcard/
adb push gapps-jb-20121212-signed.zip /sdcard/

Passo 8:

(computer linux)
Otteniamo i permessi di root e posizioniamoci nella directory dove abbiamo scaricato la recovery Clockworkmod. Diamo il comando

 
adb reboot bootloader

per mettere il nexus7 in modalità fastboot. Una volta ottenuta la schermata di fastboot sul nexus7, verifichiamo che il dispositivo venga riconosciuto dal nostro tool con

fastboot devices.

Anche qui, questo comando dovrà restituirci il numero seriale del nostro nexus7.
Passiamo quindi a sbloccare il bootloader del nostro dispositivo:

fastboot oem unlock

Apparirà un disclaimer sullo schermo del nexus7, al quale dovremo rispondere yes. I bootloader ora è sbloccato e possiamo installare la Clockworkmod recovery

Passo 9:

(computer linux)
Dopo il riavvio del dipositivo ormai sbloccato, ripetiamo la procedura di fastboot mode per installare clockworkmod:

adb reboot bootloader

La schermata di fastboot, ormai familiare, ci dirà che il dispositivo è sbloccato e che quindi ci sarà possibile flashare Clockworkmod.

fastboot flash recovery recovery-clockwork-6.0.1.9-grouper.img

La procedura durerà alcuni secondi. Una volta terminata, tramite i pulsanti volume e power del nexus7 potremo riavviare il terminale in recovery mode.

Passo 10:

(nexus7)
Dalla schermata di Clockworkmod recovery, tramite i pulsanti volume e power scegliamo nell’ordine:
wipe data/factory reset
install zip from sdcard
install cm-10-XXX.zip
install gapps-jb-XXX.zip
reboot.

Fatto, il nostro Nexus7 è ora cyanogenmoddato. 🙂

Come ho detto nella premessa, ci sono tonnellate di guide in rete, anche in italiano, ci sono toolkit che fanno tutto in un click, ma questo approccio, che ho usato anche ieri per sbloccare il mio Nexus7, mi è sembrato il più lineare e semplice, con il totale controllo delle operazioni.

Se avessi commesso degli errori o se aveste bisogno di quelche chiarimento, sono sempre disponibili qui nei commenti e su google plus.

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+Antonangelo De Martini»

2 novembre 2012

Archlinux e systemd/initscript in tre semplici mosse

Se usate archlinux come me e se, compulsivamente, date, anche più volte in un giorno, yaourt -Syua, allora siete già pronti per passare ad un init misto systemd/initscript.

Ecco i tre passi da compiere per completare il passaggio:

  1. Andiamo su /etc/default/ e modifichiamo il file grub come segue
    nano -v grub
    GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT="init=/usr/lib/systemd/systemd quiet"

    Ricreiamo il file /boot/grub/grub.cfg con i seguenti comandi (ridondanti, ma nel più ci sta il meno):

    grub-install /dev/sda #o l'unità disco dal quale il vostro sistema fa il boot
    grub-mkconfig -o /boot/grubgrub.cfg
    mkinitcpio -p linux

    Riavviate

  2. Il nostro sistema ora parte con un sistema di init misto, systemd/sysvinit/initscripts.
    Dobbiamo controllare quali demoni partono all’avvio con il vecchio file /etc/rc.conf e cercare di rimpiazzarli con systemd.
    Apriamo due emulatori di terminale come illustrato qui in basso; in uno modifichiamo il file /etc/rc.conf in un altro attiviamo i comandi systemctl enableterminali emulazione demaPer ogni demone lanciato precedentemente dagli script sysvinit ed indicati nella riga DAEMONS in rc.conf dobbiamo trovare l’analogo per systemd.Possiamo aiutarci con la seguente tabella: (courtesy of archwiki)
  3. Una volta compiuto questo passo, siamo pronti per togliere di mezzo sysvinit/initscript e passare a systemd/initscript
  4. Installiamo il pacchetto systemd-sysvcompat
    pacman -S systemd-sysvcompat
    risoluzione delle dipendenze in corso...
    ricerca dei conflitti in corso...
    :: systemd-sysvcompat e sysvinit vanno in conflitto. Vuoi rimuovere sysvinit? [s/N]

    Rimuoviamo la riga da /etc/default/grub GRUB_CMDLINE_LINUX_DEFAULT=”init=/usr/lib/systemd/systemd, riconfiguriamo grub come al punto 1 e riavviamo.

In un prossimo post vedremo come passare ad un sistema con init in puro systemd.

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+Antonangelo De Martini»

26 ottobre 2012

Font mangiucchiati su Arch Linux con Intel 945

Se usi linux (arch nel mio caso), se hai una scheda grafica Intel così identificata da lspci

00:02.0 VGA compatible controller: Intel Corporation Mobile 945GM/GMS, 943/940GML Express Integrated Graphics Controller (rev 03)

e vedi i font mangiucchiati, devi aggiungere questo file nel path /etc/X11/xorg.conf.d .

nano -w 10-debugwait.conf
Section "Device"
    Identifier "Intel"
    Driver "intel"
    Option "DebugWait" "true"
EndSection

Riavvia il server grafico X e niente più font mangiucchiati.

+Antonangelo De Martini

28 marzo 2012

Le cose di una volta parte 1

E’ per me un periodo di riciclo, di rivalutazione delle cose di una volta.
Intendiamoci, con i tempi che corrono, le cose di una volta si possono annoverare negli oggetti che hanno anche solo due anni di vita.

Ecco alcuni strumenti che ho rimesso in vita e ri-cominciato ad usare su base giornaliera.

MacBook Nero 1.1 anno 2006
Core Duo (T2500) 2.0 GHz
1 GB PC2-5300 DDR2
80 GB (5400 RPM) Serial ATA (1.5 Gb/s)
13.3″ Widescreen Glossy display.

marcamp 2007

Image Credits:Luca Conti

E’ il mio primo e unico macbook, usato con assiduità per circa tre anni e poi abbandonato, prima in favore di un netbook 10,1 asus e poi semplicemente non usato per minore necessità di computazione in mobilità; per intenderci la comparsa degli smartphone ha ridotto l’esigenza di portarsi sempre appresso un notebook.

Ultimamente viaggiava sempre in borsa, ma sempre spento e veniva utilizzato solo nell’eventualità di un intervento presso qualche cliente. Le ragioni di un progressivo disinnamoramento credo siano da ricercarsi nel fatto che una macchina così poco dotata dal lato hardware ormai faticava, e non poco, con il carico del sistema operativo Mac OsX Leopard.

Alcuni giorni fa la svolta. Seguendo la precisa guida di Arch Wiki ho fatto piazza pulita di MacOs e installato Archlinux. Il macbook è tornato a nuova vita. Una saetta incredibilmente performante, con tutte le periferiche funzionanti, una sospensione su ram — che con macosx aveva smesso di funzionare per problemi di intermittenza del chip bluetooth — favolosa e una durata di esercizio delle batterie forse maggiore che con MacOs*.
continua…

*quest’ultima valutazione può essere falsata dal mio rinnovato entusiasmo nel veder volare un computer che prima era lento come una lumaca 🙂

+Antonangelo De Martini

23 settembre 2010

Web radio con Amazon EC2

Come forse già sapete, Amazon ha lanciato le nuove micro istanze da 0.02 US$ l’ora che permettono di avere un server virtuale  con 633 MB di Ram e 1 VCPU. Questo ci permette di poter fare delle sperimentazioni senza troppi patemi d’animo.

Quello che segue è un piccolo esperimento per un server webradio Icecast da usare in qualsiasi momento per una diretta radio estemporanea con la possibilità di collegare un discreto numero di ascoltatori contemporaneamente.

Infatti ogni istanza EC2 Amazon dovrebbe poter contare su 250Mbps di banda upstream, il che permette un totale di quasi 1900 ascoltatori a 128Kbps con un costo indicativo di circa 0.15 us$ per Gb. Per un’ora di trasmissione con 2000 ascoltatori dovremmo spendere all’incirca 15 euro. Ci dovremmo stare nelle spese 🙂

Andiamo a vedere nel dettaglio come lanciare un’istanza micro di fedora core 8.

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3 agosto 2010

Old sources su Ubuntu non più mantenute

Certe volte capita di dover lavorare su vecchie installazioni di Ubuntu, ancora perfettamente funzionanti ma non di classe LTS e quindi ormai abbandonate.

Può capitare di voler aggiungere qualche pacchetto, ma essendo scaduto il supporto, apt-get install non funziona più.

La soluzione è cambiare il file sources.list, elencando come target old-releases.ubuntu.com. Ecco un esempio con Gutsy 7.10  :

[sourcecode language=”bash”]
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy main restricted
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy-updates main restricted
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy universe
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy-updates universe
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy multiverse
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy-updates multiverse
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy-security main restricted
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy-security universe
deb http://old-releases.ubuntu.com/ubuntu/ gutsy-security multiverse[/sourcecode]

Dopo un apt-get update possiamo nuovamente aggiungere il pacchetto preferito con apt-get install.

6 luglio 2010

Il mediacenter in salotto

Finalmente ho deciso di dotarmi di una postazione di home entertainment in salotto così composta :

Tv lcd full HD 37 pollici LG 37LD428
Decoder sky HD
Asus eeebox  PC EB1501

Se ovviamente lato televisore e decoder c’è veramente poco da smanettare nel piccolo eeebox possiamo mettere le mani con soddisfazione  e creare un media center di tutto rispetto mantenendo ingombro e rumorosità sotto controllo e, cosa da non sottovalutare, senza deturpare l’arredo con “case” catafalchi e grovigli di fili.

L’eeebox EB1501 è stato scelto fra i vari nettop principalmente per tre motivi.
Il primo è che ho un’ottima stima di Asus come produttore e nessuna brutta esperienza con i suoi prodotti, il secondo è la dotazione di serie di un telecomando a raggi infrarossi e un ricevitore IR integrato, indispensabile per un mediacenter e l’ultimo perché è uno dei pochi nettop che incorpora anche il lettore DVD (sempre più raramente, ma a volte può capitare di vederne uno).

Per il resto le caratteristiche sono quelle di un comune nettop: intel atom 330 dual core, 2 Gb Ram, disco da 250 Gb, grafica Nvidia ION, porta Lan e WLAN b/g/n.

Non mi dilungo sulle valutazioni dell’hardware in quanto l’Eeebox EB1501 è ormai in commercio da un pezzo ed è stato già rivoltato come un calzino.

Vediamo come al solito passo passo come procedere all’installazione del software che si appoggerà su Ubuntu 9.10 e XBMC.

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